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Aiutiamo i mici senza casa diventando “gattari"

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Recentemente ho avuto la fortuna di conoscere Adriana Maliponte, celebre soprano e persona straordinaria. Durante la sua carriera ha cantato in tutti i più prestigiosi teatri del mondo: Germania, Francia, Austria, Spagna, Inghilterra e soprattutto Stati Uniti. A New York, negli anni Settanta è stata una delle indiscusse protagoniste del Metropolitan, al punto che venne addirittura scelta per girare un film sulla storia del famoso teatro.

Quello che rende Adriana Maliponte davvero speciale è il fatto che, dopo una vita di successi, di applausi, di pubblico e di palcoscenico, ha deciso di dedicarsi interamente agli animali. Non significa che ha voluto semplicemente adottare un cane o un gatto, ma che si è presa a cuore la sorte di quelle creature indifese, abbandonate o ferite, che tanto spesso si trovano nelle grandi città. La sua dedizione è esemplare: per aiutare un animale in difficoltà è capace di fare enormi sacrifici.

Adriana Maliponte appartiene a quell’esercito di “irriducibili”, di silenziosi samaritani senza i quali gatti senza casa sarebbero destinati ad una brutta fine. Persone meravigliose, veri angeli custodi ed esempi da seguire.

Anche nel nostro quartiere probabilmente ci sono dei gatti senza padrone che vivono per strada. La loro è una vita dura. Randagi per scelta o necessità, sono sempre alla ricerca di cibo e di acqua, irreperibili in città soprattutto nella stagione calda. Hanno quindi bisogno di una mano e tutti noi possiamo intervenire. Chiunque può diventare un “gattaro”: è sufficiente farsi trasportare dall’amore per gli animali più indifesi e stare ad un paio di semplici ma importanti regole.

Prima cosa da tenere presente, il cibo. Ogni alimento può andare bene per un gatto affamato: gradirà qualsiasi avanzo della nostra tavola, compresi gli spaghetti al pomodoro. Però bisogna ricordare che il gatto è un animale totalmente carnivoro, al punto da ammalarsi se non assume la taurina, una amminoacido che si trova solo nella carne. Per sfamare i gatti del quartiere usiamo allora gli scarti del pollo, o delle bistecche magari facendoceli dare direttamente dal nostro macellaio. Un’idea può essere quella di fare bollire le frattaglie e adoperare il brodo di cottura per condire dei croccantini. Questi si trovano di qualsiasi marca, anche a buon mercato, e rappresentano in genere un pasto completo. Se poi vogliamo usare anche il cibo delle scatolette ricordiamoci sempre di togliamolo prima dalla latta. I bordi sono affilati come coltelli e mangiando direttamente dalla scatoletta il gatto può ferirsi seriamente la lingua.

Non dimentichiamo l’acqua. Mettiamone a disposizione dei gatti diverse ciotole piene. I mici bevono poco ma in estate e soprattutto con una alimentazione a base di cibo secco, il loro fabbisogno idrico aumenta.

Se i gatti sono numerosi, distribuiamo la pappa in diverse porzioni in modo da non fare litigare nessuno. Per smentire chi è convinto che il gatto sia un animale asociale, nei gruppi di gatti randagi si instaura una vera gerarchia come nei branchi dei leoni. Le “gattare” più incallite, conoscono il rango occupato dai singoli animali nel gruppo, e dispongono le ciotole con la pappa in modo strategico, per evitare che i dominanti cacciano i subordinati.

Ultima regola da seguire: la pulizia. Assicuriamoci di non lasciare in giro sacchetti, piattini di carta e lattine per non suscitare il malcontento di chi abita nei dintorni. E’ l’ennesima dimostrazione di attenzioni nei confronti dei gatti. Ricordiamoci che l’intolleranza di certe persone, magari le stesse che gridano per un piatto di carta sul marciapiede e che poi gettano il mozzicone di sigaretta dal finestrino, non prende quasi mai di mira i “gattari” sbadati, ma sempre i poveri animali.

Roberto Allegri

                                                   


 

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