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Ecco alcune delle  malattie che colpiscono i gatti

Il granuloma eosinofilico

 

Gatti possono presentare delle lesioni cutanee, fra queste particolarmente diffuse sono quelle che vengono classificate come “eosinofiliche", dicitura lunga ed alquanto ostica, che fra l’altro non indica una malattia specifica. Le lesioni vengono, infatti, catalogate in tre tipologie: l’ulcera indolente (detta del roditore oppure eosinofilica), le placche eosinofiliche ed il granuloma lineare. Queste anomalie della pelle, che possono comparire singolarmente ma anche in combinazione fra loro, sono il modo in cui la cute del gatto reagisce a diverse problematiche. Le cause sono, quindi, diversissime: dalle allergie di vario genere, da quelle alimentari, ai pollini e perfino ai parassiti, alle infezioni batteriche fino a giungere ai problemi psicologici o di stress del micio. Pertanto, solo un veterinario sarà in grado, attraverso un’adeguata indagine clinica, di individuarne  le   reali cause e di  rimuoverle,  ricorrendo, di caso in caso,     

lla somministrazione di antistaminici, antibiotici oppure alla prescrizione di una dieta ipoallegica. Nei casi in cui diventa difficile capire causa dell’affezione, allora si applicano delle cure sintomatiche, ovvero terapie che tendono ad eliminare od a ridurre i sintomi. Lo si fa utilizzando antinfiammatori oppure ricorrendo alla chirurgia sia tradizionale che con l’uso del laser o della crioterapia. In questi casi però, non avendo rimosso la causa

 

della lesione, la recidiva è sempre possibile. Il complesso delle lesioni E.C.G. (Eosinophilic Granuloma Complex), oltre ad essere brutte esteticamente e causare dei fastidi al micio, richiedono, per la loro guarigione, un lavoro paziente ed attento sia da parte del medico che da parte dell’amico umano del gatto. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, 

 

si conosce la totale guarigione. Le lesioni non vanno, però, mai sottovalutate, anche quando non procurano nessun fastidio al felino perché alcune forme tumorali possono essere facilmente confuse con il granuloma eosinofilico. Quindi, un pronto esame veterinario è necessario per fugare ogni dubbio sulla natura benigna della lesione.

 

Ulcera indolente nel gatto  

Detta  "Ulcera del roditore", in quanto si riteneva un tempo determinata dal morso del topo, oppure "Ulcera eosinofilica"

Colpisce generalmente il labbro superiore del gatto, nella zona che ricopre il dente canino, ma può presentarsi comunque in qualsiasi parte del corpo. La lesione è di forma ovale caratterizzata dai bordi in rilievo rispetto alla zona centrale depressa. L’escoriazione di color rosso, generalmente sembra non dare fastidio al micio. Pertanto, tali lesioni possono rappresentare soltanto un problema estetico. Va comunque sempre effettuato un esame clinico per appurare che non si tratti di un tumore della cute, facilmente confondibile con l’"ulcera indolente".
La Clamidiosi
La Clamidiosi è causata da un microrganismo patogeno delle vie respiratorie, la Chlamydia Pittaci (gram negativo) poco resistente nell’ambiente, la sua trasmissione non avviene per via aerea ma per contatto diretto fra gatti attraverso le secrezioni infette oculo-nasali oppure dalla madre, portatrice sana, ai cuccioli. Questi ultimi sono i soggetti più colpiti, anche se la malattia interessa i mici d’ogni età. Pur interessando le vie respiratorie, il sintomo principale delle clamidiosi è la congiuntivite, accompagnata da notevoli secrezioni e da edema (ovvero rigonfiamento e difficoltà a tenere aperte le palpebre). Solitamente viene colpito un unico occhio e solo in seguito la congiuntivite da mono diventa bilaterale. Si possono, inoltre, manifestare febbre, inappetenza, starnuti, rinite e, se subentrano complicazioni batteriche, anche polmonite. La terapia
fa ampio uso di   tetraciclina (un  antibiotico  ad ampio
 

spettro) sia per via orale che per uso locale sottoforma di colliri specifici. La cura antibiotica, per evitare ricadute, deve essere eseguita per almeno 20 giorni. La patologia, che non è generalmente pericolosa, presenta due aspetti sgradevoli: spesso la guarigione non è definitiva e le ricadute sono sempre possibili, specialmente a seguito di stress psicofisici che determinano un abbassamento delle difese immunitarie. Inoltre, è trasmissibile all’uomo causando fastidiose congiuntiviti. Per questo è sempre necessario lavarsi accuratamente le mani dopo che si è venuti a contatto con il micio ed evitare di toccarsi gli occhi. Anche per la Clamidiosi esiste un vaccino, facoltativo, che, anche se non fornisce la certezza assoluta di evitare la malattia, assicura però una forma più lieve della patologia.

L'ANEMIA

L’anemia può colpire i gatti molto più frequentemente di quanto si possa immaginare. Il micio può diventare anemico a seguito di una malattia acuta (tumori, tubercolosi, ecc.) oppure per una abbondante perdita di sangue. Queste sono però solo le due cause principali alle quali è necessario aggiungerne altre. Alcuni parassiti possono determinare la distruzione dei globuli rossi mentre l’avvelenamento da piombo causa sia la distruzione che una minore produzione degli stessi. Anche le carenze alimentari, spesso generate dalla disappetenza del gatto, possono produrre anemia. Un micio anemico presenterà un tipico pallore delle mucose, apparirà debole e, nelle fasi più avanzate, avrà respiro affannoso, irrequietezza e fatica, tutti sintomi di una cronica mancanza di ossigeno, caratteristica della malattia. La cura consisterà 
sintomi di una cronica mancanza di
ossigeno, caratteristica della malattia. La cura consisterà  nell’eliminare la causa dell’anemia e  nel

somministrare farmaci a base di ferro. Ottimo può risultare il ricorso all’omeopatia. Se l’anemia è dovuta ad una perdita di sangue si può somministrare China 4 Ch ogni quattro ore mentre se la causa è una malattia grave, allora si somministra Calcarea Phospor 2 CH o Natrum Mur 3Ch, 3 volte al giorno.

L'ANORRESSIA DEL GATTO

 Il termine medico “Anoressia” è ormai di suo comune nella ns. società ed è associato allo stereotipo della ragazza adolescente che vuole essere magra per sentirsi bella ed accettata dagli altri. In realtà il significato medico di Anoressia è più ampio indicando qualunque stato di diminuita o cessata nutrizione. E’ ovvio che difficilmente un gatto risulterà anoressico perché vuole assomigliare alla modella del momento ma certo può subire una perdita di appetito le cui cause possono essere di diversa natura. Ad esempio, i problemi dentali, dalle malattie gengivali al dente cariato, creando fastidio nella masticazione sono una delle possibili cause. E’ una situazione facilmente individuabile in quanto il gatto sarà ugualmente attratto dal cibo dal quale, però, si allontanerà dopo appena 2/3 bocconi. E’ quindi buona norma curare l’igiene dentale del micio con periodici controlli dal veterinario, che provvedera

secondo le necessità, anche alla pulizia dentale, ed una corretta dieta. Non è raro ascoltare padroni raccontare di come il loro gatto mangi solo ed esclusivamente un determinato tipo di varietà di cibo in scatola e che se gli si propongono altri li rifiuta categoricamente. Alcuni di questi proprietari arrivano perfino ad imboccarli perché “non gli piace mangiare dalla ciotola”. Questi gatti non soffrono di alcuna malattia, hanno semplicemente imparato che in questo modo riescono ad ottenere la loro merenda preferita. Sono situazioni del tutto simili a quelle dei bambini che vogliono mangiare solo bastoncini di pesce. Come per i bimbi, anche con i gatti serve un atteggiamento ferreo e non cedere al ricatto. Tuttavia qualunque cambiamento nelle abitudini alimentari deve essere eseguito con gradualità: inizialmente si può mischiare il nuovo cibo col vecchio, aumentandone pian piano la quantità sino a sostituirlo completamente. La perdita di appetito a seguito di una ferita o di una malattia è abbastanza comune; in questi casi bisogna utilizzare le stesse amorevoli cure che si usano per i mici anoressici a causa di traumi psicologici. Quando, ad esempio, un gatto cade in depressione a seguito di un lutto e necessario incoraggiarlo in modo graduale e costante a mangiare e rendere il cibo il più appetitoso possibile. Gli alimenti andrebbero serviti a temperatura ambiente, in modo che gli aromi si diffondano meglio stimolando così l’appetito del micio. Mentre si ciba, sarebbe bene coccolarlo ed incoraggiarlo. Può servire anche l’utilizzo degli omogeneizzati, altamente digeribili e nutrienti, magari completati da pezzettini di cibo saporito ed aromatizzato. In alcuni casi, a seconda del soggetto, il Vs. veterinario potrebbe consigliarVi anche alcuni medicinali che stimolano l’appetito e diminuiscono l’ansia. Tutti piccoli trucchetti che, insieme alle amorevoli coccole del padrone, dovrebbe aiutare il ricetto a ritornare in forma come prima.

 

 

 

LA FIP - PERITONITE INFETTIVA FELINA

La FIP è una grave malattia, che colpisce solo il gatto, causata da un coronavirus. Molti altri virus appartenenti a questa famiglia sono capaci di infettare il gatto ma si tratta quasi sempre di patologie gastroenteriche non gravi.
Il virus della FIP infetta alcuni globuli bianchi (linfociti) deputati alla difesa dell'organismo e proprio il tentativo di queste cellule di debellare l'infezione provoca una serie di reazioni che scatenano i sintomi della malattia.

La FIP fortunatamente non ha un'alta incidenza colpendo prevalentemente soggetti che fanno vita libera con una età inferiore ai 2 anni o maggiore di 10.

I gatti infetti eliminano i virus con la saliva e con le feci rendendo facile la contaminazione tra soggetti che vivono nello stesso ambiente. La contaminazione avviene per ingestione o inalazione del virus per contatto diretto o per contatto con materiale contaminato come ciotole, lettiere ecc. 

Il virus se protetto da materiale organico può sopravvivere nell'ambiente per settimane ma viene inattivato da tutti i comuni disinfettanti compresa la candeggina.

Si pensa possa essere trasmessa attraverso il contatto oro-nasale con feci contaminate, le gatte possono trasmettere il virus ai cuccioli durante il periodo precedente allo svezzamento. 

 

 

 

FeLV – Leucemia Virale FelinaQuello che bisogna sapere

COSA SIGNIFICA FELV?
FeLV (Feline Leukemia Virus) è un virus appartenente alla famiglia delle “retroviridae” (è cioè un retrovirus) che causa nei gatti domestici un'infezione letale: la leucemia virale felina.

QUALI SONO I SINTOMI DELLA LEUCEMIA FELINA?
I sintomi della leucemia felina sono comunemente così numerosi e diversi che spesso anche uno stato di malessere cronico, non meglio precisato, può portare il medico veterinario al sospetto di leucemia virale. I sintomi più comuni includono: dimagrimento, depressione, ittero (mucose gialle), anemia (mucose pallide), debolezza, perdita d'appetito, costipazione o diarrea, difficoltà respiratoria, sangue nelle feci, perdita di energia e resistenza, aumento della quantità di urine prodotte, aumento della sete, aborto, riassorbimento fetale, mortinatalità, infertilità, etc… Nei gatti affetti da leucemia virale felina si osserva anche una maggiore incidenza di tumori solidi (sarcomi virali).

QUANTO PUO' VIVERE UN GATTO CON LA LEUCEMIA?
Molti gatti muoiono dopo poche settimane dalla comparsa della malattia conclamata, mentre altrettanti possono vivere anche per anni se correttamente e assiduamente curati ed accuditi. Esiste un'incredibile variabilità individuale, legata anche alla precisione e rapidità della diagnosi nonché alla efficacia e tempestività della terapia medica, unita alla buona volontà del proprietario ed alle condizioni di vita e alimentazione del gatto.

COME PUO' IL MIO GATTO CONTRARRE LA LEUCEMIA FELINA?
Il virus della leucemia si trova nei secreti (lacrime e saliva) e negli escreti (feci e urine) organici che dunque risultano infettanti. Il virus però è molto labile nell'ambiente esterno ed è rapidamente inattivato dal calore, dall'acqua e dai comuni detersivi e disinfettanti: quindi il vostro gatto deve avere un contatto diretto e prolungato con un gatto malato per poter contrarre la malattia. Madri infette possono trasmettere l'infezione alla progenie, che nascerà così infetta.


ESISTE UNA CURA?
Sfortunatamente ad oggi non esiste una cura specifica per la leucemia felina, sebbene notevoli progressi siano stati fatti in tal senso nelle più recenti ricerche. Vari composti antivirali, come l'interferone, vengono usati insieme ad una terapia antibiotica e di sostegno secondo diversi protocolli. Se avete un gatto FeLV positivo dovrete lavorare con costanza e tenacia assieme al vostro veterinario, pronti ad affrontare anche delusioni e insuccessi.

QUANTO SERVE IL VACCINO CONTRO LA FeLV?
Anche se nessun vaccino (incluso ovviamente quello della FeLV) è in grado di determinare una copertura del 100%, il vaccino contro la FeLV risulta notevolmente efficace nel prevenire l'infezione in caso di esposizione al virus. Prima di effettuare la vaccinazione (che si rende obbligatoria per tutti quei gatti che nell'arco della loro vita hanno possibilità, seppur remota, di entrare in contatto con altri gatti) si consiglia di escludere la possibilità che il gatto abbia già contratto l'infezione, effettuando un test sierologico presso il proprio veterinario; test che è opportuno ricordare ha un reale significato e valore solo se effettuato a partire dal quarto mese d'eta'.

DOVE POSSO FAR FARE AL MIO GATTO IL TEST PER LA LEUCEMIA FELINA?
Il metodo più semplice e veloce, ma anche affidabile e sicuro, è quello di fare eseguire al proprio veterinario un semplice prelievo di sangue con il quale lo stesso veterinario potrà eseguire un test, utilizzando un kit diagnostico (SNAP) in grado di svelare la presenza di particelle virali nel sangue del vostro gatto. Il test effettuato troppo precocemente (prima dei quattro mesi di vita) ha scarsa attendibilità e deve essere ripetuto.

COME SI INTERPRETA UN RISULTATO POSITIVO?
Da questo punto di vista il test è inequivocabile in quanto la sua positività indica la presenza di particelle virali.

 

Gastroenterite infettiva
 
 
E' dovuta ad un parvovirus, estremamente resistente alle alte temperature, a condizioni ambientali sfavorevoli, ai disinfettanti.

Nel gatto adulto l'infezione, grave e molto contagiosa, è di solito subclinica, mentre nel cucciolo è presente un'elevata mortalità.

I sintomi più frequenti sono anoressia, depressione del sensorio, febbre elevata, dolorabilità alla palpazione dell'addome, vomito, diarrea, disidratazione, aborto. Il decorso della malattia varia dai 5 ai 7 giorni nella fase acuta, che se viene superata, permette una rapida guarigione.
La diagnosi segue il riconoscimento dei sintomi tipici e della marcata leucopenia.
La terapia si basa sull'impiego di soluzioni reidratanti elettrolitiche per via endovenosa, di trasfusioni di sangue, di antibiotici ed antiemetici.

E' molto diffusa nei gatti randagi esposti alle intemperie ed al contatto con altri individui della stessa specie.

Quando il gatto ha la gastroenterite


   Il gatto non è vispo come al solito. Ha mal di pancia, una forte sonnolenza e la febbre molto alta. Sono sintomi preoccupanti e bisogna immediatamente correre ai ripari, rivolgendosi al veterinario di fiducia. Con questi sintomi si manifesta la gastroenterite virale, una malattia che colpisce soprattutto i gatti giovani, specie quelli randagi. Ma anche il micio che sta sempre in casa è a rischio. Responsabile della gastroenterite è un virus che si trasmette, quando un gatto sano sta a contatto con un micio ammalato oppure con l'ambiente che quest'ultimo ha infettato. Non bisogna pensare che se si tiene l'animale non contrarrà il malanno. Più facilmente di quanto si creda, nella strada dove camminiamo vi possono essere i germi responsabili della malattia, e camminando li portiamo in casa con le scarpe.
   Anche se il gatto colpito da gastroenterite è guarito, può continuare a contagiare altri esemplari : il virus è in grado di sopravvivere in un ambiente per più di un anno. Perciò è fondamentale pulire con accuratezza pavimenti, cuccia, giochi e tutto quanto il gatto ammalato può aver infettato, specie se per casa circolano altri animali. Particolare attenzione occorre se si ha in casa una gatta incinta. L'infezione può essere trasmessa ai feti e la micia rischia un'interruzione di gravidanza. Se, invece,i gattini si ammalano poco prima di nascere o appena nati, può essere colpito il cervelletto che non si sviluppa con la crescita.
   I segni di questo grave disturbo si notano intorno al primo mese di vita: i mici non controllano il movimento, tremano e barcollano quando camminano. Dopo pochi giorni di incubazione del virus, il gatto non ha più appetito, la temperatura, accompagnata da vomito e diarrea, è elevata. Senza indugi bisogna recarsi dal veterinario, perché il decorso della malattia è molto rapido e porta a disidratazione. Mentre il gatto adulto è più forte e resiste meglio all'infezione, i più piccoli corrono un serio pericolo.
   Esiste un modo molto semplice per accertare la disidratazione. Basta dare un pizzico molto leggero al mantello del micio: la pelle non si ridistende in modo elastico, ma resta sollevata e si riabbassa pian piano. Le cure devono essere rapide e servono soprattutto per reintegrare le sostanze perse. Si fanno delle flebo un vena, a volte con soluzioni a base di glucosio per nutrire l'animale. Se è il caso vengono prescritti anche antibiotici. Si tratta di farmaci utili per combattere le infezioni batteriche che possono colpire l'organismo molto indebolito. Il vaccini è l'unico ed efficace rimedio contro questa malattia. E' costituito da un siero trivalente che protegge il gatto anche da altre infezioni. Nei piccoli va fatto intorno ai due mesi di vita e ripetuto dopo trenta giorni . Dopo, è indispensabile provvedere al richiamo ogni dodici mesi. I gatti adulti vanno invece vaccinati una volta all'anno, mentre è opportuno non sottoporre alla vaccinazione le gatte in stato interessante. Se il micio guarisce non può avere ricadute: sarà immune dalla gastroenterite per tutta la vita.

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*Note*: Importante per la prevenzione è la vaccinazione dei micetti all'età di 8-10 settimane, da ripetersi dopo un mese e quindi annualmente.

FeLV (Leucemia felina)
E' dovuta ad un retrovirus e rappresenta la maggiore causa di mortalità nel gatto domestico.

Si diffonde per contatto diretto della mucosa oronasale con la saliva infetta. Non dovrebbero essere veicoli di infezione abiti ed accessori e la saliva ormai secca. Sono esposti al contagio gatti sani che si trovino a mangiare nella stessa scodella di individui malati.

L'esordio della leucemia felina (FeLV) è variabile e può originare tre diverse forme: 1) Stato di infezione. 2) Infezione persistente. 3) Infezione transitoria.

I sintomi più frequenti sono l'insorgenza di neoplasie linfoproliferative a carico di differenti organi, disordini mieloproliferativi (caratterizzati da anoressia, dimagrimento, anemia progressiva, ittero, epato e splenomegalia), immunodeficienza FeLV indotta (possibilità di contrarre infezioni secondarie, soprattutto croniche), aumento di volume dei linfonodi periferici, infertilità ed aborto. Spesso da sintomi neurologici ed oftalmici. Tipica la disuguale dilatazione delle pupille.
L'infezione da FeLV è più frequente nei soggetti tra 1 e 6 anni d'età.

Non esiste una terapia specifica ma è utile l'uso degli antibiotici, la somministrazione di fluidi ed il supporto nutrizionale. Utile l'uso di interferone sia nel tipo umano diluito, sia per uso felino.

*Note*: La prevenzione è molto importante, in particolare la vaccinazione (il vaccino viene inoculato all'età di 8-10 settimane di vita, con una ripetizione dopo 2-4 settimane ed un richiamo annuale). Tuttavia il vaccino non assicura una protezione completa.
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FIV (immunodeficienza felina)
Il virus responsabile dell'immunodeficienza felina (FIV) è un retrovirus che agisce infettando e quindi distruggendo popolazioni di linfociti T e, dopo un periodo di latenza che dura anni, provocando la comparsa di una sindrome di immunodeficienza, che si caratterizza per la comparsa di infezioni croniche ricorrenti.
L'infezione, che è fatale, permane per tutta la vita e progredisce in modo variabile (il 20% dei soggetti colpiti muore entro i due anni dalla diagnosi, più del 50% invece, nello stesso periodo rimane asintomatico).
Una volta manifestatesi l'infezione, la sopravvivenza non supera l'anno.

Il FIV può infettare gatti d'ogni età, soprattutto i soggetti dai 5 anni in su, e più i maschi delle femmine.
Il FIV è eliminato con la saliva e trasmesso attraverso il morso.

I sintomi variano con l'evoluzione della malattia. Nella fase acuta può esservi febbre, linfoadenopatia e neutropenia. La seconda fase è asintomatica e può durare anni. La fase cronica terminale si manifesta con una sindrome di immunodeficienza con infezioni ricorrenti, con sintomi che peggiorano progressivamente in mesi od anni (deperimento, febbre ricorrente, gengivite, stomatite e periodontite, rinite, congiuntivite, diarrea, anemia, infezioni batteriche recidivanti ad andamento cronico.

La malattia non è attualmente curabile ma i gatti senza sintomi possono vivere per anni, mentre quelli con patologia conclamata attualmente possono avere dei miglioramenti mediante una terapia di supporto (antibiotici, fluidi, regime alimentare).

*Note*: Per la prevenzione è importante evitare il libero girovagare del gatto e sottoporre a castrazione i maschi. Il ricorso al veterinario ed i suoi suggerimenti sono indispensabili.
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FIP (peritonite infettiva)
E' una malattia sistemica immunomediata, progressiva e mortale dovuta ad un coronavirus.
E' diffusa in tutto il mondo non solo nei gatti domestici ma anche nei felini selvatici. Il virus è trasmesso attraverso le secrezioni (orali e respiratorie), le feci e a volte le urine, e può sopravvivere in ambiente esterno per alcuni giorni.

I sintomi della peritonite infettiva felina (FIP) comprendono febbre persistente, ridotto accrescimento nei cuccioli, anoressia, dimagrimento, vomito e diarrea, disidratazione e anemia. Il quadro clinico può variare secondo la virulenza del ceppo virale ed il sistema immunitario del soggetto colpito.

Sono conosciute una forma essudativa ed una forma secca della malattia.

Non esiste attualmente alcun trattamento efficace. Si utilizzano i corticosteroidi (per le infiammazioni secondarie) fluidoterapia, trasfusioni di sangue e regime alimentare dietetico.
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Rinotracheite infettiva
Colpisce i giovani gatti, ha un'incubazione di 2-4 giorni, decorso variabile sino a 30 giorni o più.

I segni clinici sono rappresentati da un aumento della temperatura, a 39-40° che ha un andamento fluttuante; si hanno starnuti frequenti, muco nasale e oculare talvolta purulento. L'inappetenza e lo stato di prostrazione si prolungano parecchi giorni. Talvolta compare sulla punta della lingua una glossite ulcerosa.
Si possono avere gravi complicanze broncopolmonari e morte, anche se con minore frequenza di quanto accade per la panleucopenia.
Spesso nell'animale guarito rimane una rinite cronica che dura tutta la vita.

È possibile una vaccinazione preventiva.
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Influenza felina
E' causata da due tipi di virus che colpiscono i gatti di tutte le età; può considerarsi un complesso di malattie respiratorie che causano infiammazioni con secrezioni sierose dalle mucose (occhi e naso) ed alla trachea.

I sintomi sono dati da mancanza di appetito, starnuti, tosse, scolo nasale ed oculare, febbre e difficoltà respiratorie. Il veterinario interverrà con la terapia adatta che sarà più efficace quanto prima sarà iniziata.

E' da ricordare che questa è una malattia contagiosa pertanto si consiglia di effettuare la vaccinazione annuale a tutti i gatti sia che vivano in casa o all'esterno.
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Rabbia
È una malattia infettiva e contagiosa anche per l'uomo (zoonosi).
La trasmissione avviene tramite il morso o la saliva infetta.

Non e' una malattia che possa destare una vera preoccupazione in quanto il gatto è difficilmente contagiato soprattutto perche' la malattia in Italia e' ferma in Alto Adige, dato l'impegno delle guardie zoofile.

È disponibile un vaccino specifico che viene utilizzato nei mici che vanno in esposizione e nei mici che devono viaggiare all'estero.
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Tbc
Abbastanza rara nel gatto, che si contagia dall'uomo o, più frequentemente, mangiando polmoni e cuore di bovini infetti. Anche la via aerogena può essere fonte di infezione tramite starnuti che trasportano con minute gocce il germe dall'animale ammalato a quello sano.

La malattia, che in genere colpisce gli animali più deboli e denutriti, può localizzarsi all'apparato respiratorio oppure digerente, essere acuta o cronica.

Richiede un attento e accurato esame da parte del veterinario, che avvalendosi dei mezzi diagnostici collaterali, radiografie, esami dei secreti, può convalidare il sospetto diagnostico. Bisogna comunque ricordare che il vecchio detto secondo cui respirare l'alito del gatto fa venire la tubercolosi e' solo frutto di fantasia ed e' molto piu' frequente il contagio che dall'uomo passa al gatto.
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Urolitiasi (sindrome urologica felina)
La patologia più frequente che interessa le vie urinarie è l’Urolitiasi conosciuta anche col nome di “F.U.S. - sindrome urologica felina ”.
L’eziologia di questa patologia può dipendere da fattori predisponenti quali la castrazione, la scarsa attività fisica, un notevole sovrappeso in età inferiore ai tre anni, l’alimentazione.
Affinché la patologia si sviluppi come una vera e propria malattia intervengono dei fattori responsabili quali:

  • pH urinario favorevole (poco acido) - gli uroliti più frequenti, cioè quelli di struvite si sciolgono in urina a pH 6,4
  • permanenza dell’urina nell’apparato urinario - le possibili cause di un mancato svuotamento della vescica vanno dalla lettiera sporca o con poca sabbia a una diminuita attività fisica per freddo, obesità, malattia o castrazione
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  • presenza dei componenti dei calcoli - dovuti in gran parte dall’alimentazione (una dieta ricca di sali, quali magnesio, favorisce la loro formazione
La Sindrome urologia Felina è una patologia che si sviluppa, quindi, per un insieme di cause e risulta dunque difficile seguire un unico protocollo terapeutico. Si segue una terapia che prevede, a seconda del soggetto, l’uso di antibiotici, antinfiammatori, acidificanti urinari, modificazioni alimentari, e metodi per aumentare la diuresi.
Perché la terapia sia efficace si deve indurre un aumento del volume di urina prodotta ed espulsa e la contemporanea diminuzione del pH urinario in modo da creare un ambiente sfavorevole alla cristallizzazione. Aumentare il consumo di acqua del gatto farà aumentare anche il volume di urina prodotta. Per indurre il gatto a bere di più è necessario somministrargli una dieta secca che stimoli il consumo d’acqua, dieta a base di mangimi specifici a basso contenuto di magnesio.
E' importante ricordare che gli unici uroliti dissolubili con questa terapia sono quelli di struvite che possono essere sterili o infetti. Per indurre la disgregazione degli uroliti di struvite sterili si inizia con un acidificante urinario e con una dieta povera di magnesio . Per quanto riguarda gli uroliti di struvite infetti bisogna aggiungere al protocollo terapeutico precedente un antibiotico specifico.

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Altre malattie
Il tifo felino è una malattia molto grave, i piccoli gatti possono morirne in meno di un’ora ed è provocata da un virus che si trasmette anche con l’ausilio delle pulci: un gatto malato di tifo è sempre stanco, ha la febbre, non mangia e vomita più volte al giorno.

La coryza è una specie di influenza: il gatto starnutisce in continuazione, gli occhi lacrimano e sono pieni di pus.
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Tumori mammari
I tumori delle ghiandole mammarie sono comuni sia nei cani che nei gatti. Circa il 50% dei tumori mammari nel cane sono di natura maligna mentre nei gatti questa percentuale sale anche all'85-90%. A differenza degli umani cani e gatti posseggono da 4 a 5 paia di ghiandole mammarie decorrenti su tutta la superficie ventrale del corpo.

Segni clinici Il segno clinico più comune del tumore mammario è la formazione di un nodulo o una massa localizzata nella regione delle ghiandole mammarie. Un animale può avere un solo nodulo o massa o più noduli o masse.Il loro ritmo di crescita può variare da molto lento a molto veloce e se divenute sufficientemente grandi possono ulcerarsi e sanguinare.Occasionalmente queste masse possono ostacolare il ritorno venoso e linfatico degli arti causando edema, dolore e zoppia. Tumori mammari maligni possono diffondere ai linfonodi e polmoni, causando tosse e respiro difficoltoso.

Diagnosi Prima che la chirurgia possa essere raccomandata, esami del sangue e radiografie del torace dovranno essere eseguite per valutare lo stato di salute dell'animale e la possibile diffusione della patologia.In animali in cui lo stato della patologia risulta essere avanzato il trattamento può non essere raccomandabile. La diagnosi definitiva può essere fatta solo a mezzo di biopsia (asportazione di un campione di tessuto malato e sua classificazione da parte di un anatomopatologo).

Terapia La rimozione chirurgica del tumore è essenziale questo significa rimuovere un abbondante porzione di tessuto se non addirittura l'intera fila mammaria colpita.Si raccomanda inoltre la sterilizzazione dei soggetti. A seguito dei risultati della biopsia, chemioterapia o terapia radiante possono rivelarsi utili per prolungare la vita del soggetto.

Prognosi Fausta nei casi in cui il tumore risulti essere benigno.Sfortunatamente non sono ancora curabili le forme maligne, in questi casi la prognosi varia da sei mesi a due anni, in dipendenza di molti fattori tra cui tipo di tumore, grado di malignità , tempestività nella diagnosi e condizioni generali del soggetto.Anche se ancora non sappiamo con certezza le cause che portano allo svilupparsi di queste forme tumorali sappiamo però che la sterilizzazione del gatto in età giovanile ( preferibilmente prima del primo calore attorno al sesto mese di età) ne riduce l'incidenza.
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Insufficienza renale (nefrite interstiziale cronica)
La malattia si presenta sotto due forme. Nella prima, chiamata "forma compensata", il gatto beve esageratamente e puo' ancora eliminare le sostanze tossiche attraverso i reni. Nella seconda "forma scompensata", l'animale non puo' espellere le sostanze tossiche e puo' morire per l'accumulo dei veleni nell'organismo. Questa forma e' frequente nei gatti vecchi.

Sintomi Il gatto ha costantemente sete, urina molto e l'urina e' pallida e acquosa. L'animale respira male. Le sue condizioni fisiche vanno deteriorandosi, il pelo e' opaco e si formano delle eruzioni cutanee. Quando le condizioni peggiorano, l'animale vomita sovente e soffre di diarrea, urina eccessivamente e ha sempre sete.

Terapia Bisogna dargli tutta l'acqua che puo' bere, mettere il gatto a dieta proteica leggera, carne bianca, pesce o una dieta esclusiva per la nefrite che il veterinario puo' consigliare e che si trova facilmente nei negozi di cibo per animali. Puo' essere utile una terapia antibiotica ma deve essere di esclusiva competenza del veterinario.
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Allergie
Le forme allergiche non possono essere distinte l'una dall'altra semplicemente dando un'occhiata superficiale all'animale. Possono dare prurito.

Devono essere diagnosticate dal veterinario,in seguito a una visita generale dell'animale e con l'aiuto di esami specifici.

La forma allergica più diffusa è quella causata dalla saliva delle pulci. Anche in presenza di un solo parassita,il gatto si gratta freneticamente e finisce per sviluppare infezioni della pelle che complicano notevolmente il quadro della malattia.

Esistono inoltre altre allergie causate nella maggior parte dei casi dagli acari della polvere o dermatofagoidi.

I gatti possono grattarsi anche a causa di un'ipersensibilità o di un'intolleranza alimentare oppure per ipersensibilità alle punture degli insetti.
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Vomito
Spesso i gatti vomitano palle di pelo. In genere cercano di risolvere il problema mangiando dell’erba, o che trovano in giardino o che viene appositamente piantata in un vasetto per loro, che li possa aiutare ad espellere la massa ferma nello stomaco.

Nel caso di gatti di appartamento o di gatti a pelo lungo, e' necessario aiutarli con quotidiane spazzolature che rimuovano il pelo morto e con l'uso di apposite paste alimentari che li aiutano nell’eliminazione delle palle,sciogliendole nell'intestino.
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