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 leonardo, amico dei miei giorni migliori

A TE ANGELO AMICO MIO

Ricordo ancora quel mattino di maggio di molti anni fa. La colazione mi aspettava invitante sotto il portico, con il latte caldo ed i biscotti fatti in casa avvolti nel cestino di vimini posto al centro di una tavola imbandita con amorevole cura da mia madre. Nel giardino le rose avevano da poco aperto i loro petali lasciando il profumo libero di espandersi nell’aria. Mio padre apparve sulla soglia della porta con un sorriso generoso come le sue muscolose braccia da meccanico che, con incredibile dolcezza, tenevano un tenerissimo micio. Fu l’inizio di un’ amicizia sincera e senza confini, in cui ogni gesto, ogni sguardo donavano affetto. Ricordo la neve del piccolo paese dove sono nato, i miei calzoni corti e la cartella di scuola più rande di me, la strada del ritorno e quel cancello che si apriva, la corsa senza fiato verso il mio amico che mi aspettava per un dolce e caloroso abbraccio. Ricordo quegli anni ingenui, i miei

sentimenti ed i miei sogni da bambino che mi piaceva raccontare al mio nuovo, piccolo compagno. Ricordo i giorni di primavera, i raggi di sole che entravano nella stanza e la noia delle ore di studio. Erano gli anni della mia adolescenza e qualche sogno stava già scomparendo, inghiottito dagli impegni della vita che da lì a poco avrei assunto. Lui, il mio amico peloso, amava curiosare fra i miei libri, camminarci in mezzo, per poi sdraircisi sopra. Ed io che fingevo di scansarlo ma poi lo accarezzavo per avvolgerlo in affettuose coccole che mi riportavano indietro a quegli anni così ingenui e veri. Tutto questo fa parte di me, dei miei ricordi, delle mie nostalgie. Per questo oggi, ho regalato a mio figlio un gattino, per donargli le stesse dolcezze, gli stessi pomeriggi, gli stessi attimi che hanno riempito di felicità tanti miei giorni. Perché ricordo te, mio caro angelo a quattrozampe, amico dei momenti migliori.

Gatto casey iIL GATTO LAVORATORE
Il gatto Casey era un gatto felice, la sua curiosità e la sua vivacità riempivano la casa della famiglia Paul a cui esprimeva tutta la sua gioia di vita con rumorose fusa. I Paul avevano un bel ristorantino che tutte le sere veniva frequentato da un’affezionata clientela ed il micio faceva parte a pieno titolo dello staff del locale, il suo compito era quello di accogliere ogni cliente all’ingresso come un vero “Maitre : avreste dovuto vederlo con quale garbo ed eleganza salutava gli ospiti; sorrideva si metteva in posa, si lasciava coccolare, faceva le fusa ed introduceva i commensali con un guizzo della coda ed un lampo di baffi. Un giorno, purtroppo, il ristorante fu distrutto da un incendio ed i Paul, dopo aver analizzato a fondo la situazione, decisero, a malincuore, di non riaprire il locale: troppo gravoso l’impegno economico per la sua ricostruzione.  Seguirono, così,  settimane    caotiche  impegnate  nella
lavoro, nella sistemazione di tutte le pratiche legate al ristorante e nella riorganizzazione del ritmo familiare scandito ora da nuovi orari e nuove attività. Quando tutto questo finì i Paul, che non erano più impegnati nelle loro faccende, si accorsero che Casey non era più quel gatto affettuoso e vivace di un tempo: era diventato improvvisamente svogliato e triste. Sulle prime pensarono che il micio si sentisse trascurato. Consultarono diversi veterinari ed i responsi, confermando tale ipotesi, furono sempre gli stessi: il gatto è in perfetta forma, ha bisogno solo di maggiori attenzioni. Mai suoi padroni quelle attenzioni e quell’affetto glielo stavano già dando senza ottenere nessun risultato. Fu a quel punto che i Paul, su consiglio di una loro amica, si rivolsero a Samantha Khury psicologa e sensitiva felina. Era, certo, una specializzazione un po’ bizzarra la sua tanta più che la sig.ra. Khury asseriva di riuscire ad entrare in contatto con gli stessi animali ed a colloquiare con loro, ma, d’altronde, ai due coniugi sembrava ormai l’unica strada rimasta. Lo scetticismo divenne stupore quando la sensitiva annunciò il suo responso tanto da far esclamare ai proprietari di Casey: ”Ha perso il lavoro!!! Lavoro? Ma quale lavoro? E’ un gatto!!”. La psicologa felina non si scompose di un millimetro e con tutta calma, scandì, come per dar maggior peso alle sue parole, nuovamente la sua diagnosi: “E’ depresso perché disoccupato” ed aggiunse, con estrema professionalità, che era stato proprio il micio a dirglielo. Tutto questo può sembrarVi una favola ma è realmente accaduto e la sig. Khury è un’apprezzata professionista e la sua biografia filmata “I talk to animals” dimostra le sue straordinarie capacità. Proprio mentre i Paul erano ancora indecisi sul da farsi in merito, se credere alla diagnosi ed agire di conseguenza oppure ignorarla, Casey, da buon gatto lavoratore, non rimase con le mani in mano, ehmm scusate con le zampe nelle zampe, e si trovo da solo un lavoro. Girando la città in cerca di un’ occupazione, si soffermò di fronte alla porta della biblioteca. Quel passaggio di persone, evidentemente, lo ispirò e comiciò ad accogliere i lettori sull’uscio e ad introdurli nella biblioteca. In breve tempo il nostro gatto lavoratore divenne la mascotte di tutti: tutti lo amavano, lo coccolavano, lo cercavano e si sentiva finalmente di nuovo utile ai suoi amici umani ed in famiglia Paul ritornò la serenità. Ora è splendido vedere Casey la mattina davanti al cancello con il suo sguardo fiero ed orgoglio vigilare il passaggio, pronto a dare, con la sua eleganza, un tocco di bellezza e di vita gattosa ai lettori di giornata.

ricerca di un lavoro, nella sistemazione di tutte le pratiche legate al ristorante e nella riorganizzazione del ritmo familiare scandito ora da nuovi orari e nuove attività. Quando tutto questo finì i Paul, che non erano più impegnati nelle loro faccende, si accorsero che Casey non era più quel gatto affettuoso e vivace di un tempo: era diventato improvvisamente svogliato e triste. Sulle prime pensarono che il micio si sentisse trascurato. Consultarono diversi veterinari ed i responsi, confermando tale ipotesi, furono sempre gli stessi: il gatto è in perfetta forma, ha bisogno solo di maggiori attenzioni. Mai suoi padroni quelle attenzioni e quell’affetto glielo stavano già dando senza ottenere nessun risultato. Fu a quel punto che i Paul, su consiglio di una loro amica, si rivolsero a Samantha Khury psicologa e sensitiva felina. Era, certo, una specializzazione un po’ bizzarra la sua tanta più che la sig.ra. Khury asseriva di riuscire ad entrare in contatto con gli stessi animali ed a colloquiare con loro, ma, d’altronde, ai due coniugi sembrava ormai l’unica strada rimasta. Lo scetticismo divenne stupore quando la sensitiva annunciò il suo responso tanto da far esclamare ai proprietari di Casey: ”Ha perso il lavoro!!! Lavoro? Ma quale lavoro? E’ un gatto!!”. La psicologa felina non si scompose di un millimetro e con tutta calma, scandì, come per dar maggior peso alle sue parole, nuovamente la sua diagnosi: “E’ depresso perché disoccupato” ed aggiunse, con estrema professionalità, che era stato proprio il micio a dirglielo. Tutto questo può sembrarVi una favola ma è realmente accaduto e la sig. Khury è un’apprezzata professionista e la sua biografia filmata “I talk to animals” dimostra le sue straordinarie capacità. Proprio mentre i Paul erano ancora indecisi sul da farsi in merito, se credere alla diagnosi ed agire di conseguenza oppure ignorarla, Casey, da buon gatto lavoratore, non rimase con le mani in mano, ehmm scusate con le zampe nelle zampe, e si trovo da solo un lavoro. Girando la città in cerca di un’ occupazione, si soffermò di fronte alla porta della biblioteca. Quel passaggio di persone, evidentemente, lo ispirò e comiciò ad accogliere i lettori sull’uscio e ad introdurli nella biblioteca. In breve tempo il nostro gatto lavoratore divenne la mascotte di tutti: tutti lo amavano, lo coccolavano, lo cercavano e si sentiva finalmente di nuovo utile ai suoi amici umani ed in famiglia Paul ritornò la serenità. Ora è splendido vedere Casey la mattina davanti al cancello con il suo sguardo fiero ed orgoglio vigilare il passaggio, pronto a dare, con la sua eleganza, un tocco di bellezza e di vita gattosa ai lettori di giornata.

 Gatto sul divano I GATTI E LA MIA MAMMA

 

 

 

meglio di me. Sicuramente la mia è un'illusione!! Che ogni tanto, però, mi piace ravvivare per crederla più serena, più viva che mai. E' bello quando la mia fantasia vince sulla mia profonda e maledetta razionalità che mi sussurra continuamente che ormai mia madre non c'è più, non ci sono più i suoi sorrisi, i suoi sguardi. I suoi occhi, oggi, non vedono più la sua nipotina che cresce, che balla e sorride davanti a lei e che teneramente le accarezza il viso. Mia madre, adesso, è un fantasma che porta un nome difficile da scrivere e da pronunciare: Alzheimer. E' un fantasma per tante persone ed istituzioni che invece di avere un bricolo di umanità e di pietà riescono addirittura a farti sentire un peso, un fastidio sociale. Ma i bambini e gli animali non sono così!! Quando ci sono i suoi nipotini, i miei gatti ed il cane di mio fratello allora mia madre ritorna ad essere il centro dell'universo. L' indifferenza, il fastidio, l'imbarazzo scompaiono ed Ivan, il cane di casa, nonostante il nome, diventa un giocarellone e le leccate più dolci ed appassionate sono per lei, per la mia mamma. Cosi pure i mici che la riempiono di fusa e di coccole, con le loro testoline si strusciano sulle sue gambe per poi acciambellarsi su di lei. E spesso, per un attimo, rivedo il sorriso di mia madre, ed il suo dolce sguardo...forse è solo un'illusione ...ma ringrazio i miei gatti per regalarmela ogni volta."
Chiedo scusa a tutti voi per l'argomento...ma era un pensiero che in una notte qualunque avevo dedicato a mia madre ed ai miei gatti.

Massimo De Santis

Gatto Augusto UNA STORIA QUALUNQUE

Questa è una storia qualunque che si svolge in un qualunque quartiere dormitorio del nord d’Italia, in una qualunque fabbrica. E’ una storia semplice, di persone semplici con una vita difficile, di un padre ed un figlio che non hanno saputo capirsi e comprendere, perché quando la vita è difficile diventa complicato anche comunicare, trovare il tempo per fermarsi a parlare, per spiegarsi, per conoscersi. La storia di Franco ( ma potrebbe chiamarsi Gianni o Mario) è accaduta realmente e racconta di come i gatti possano, a volte anche con un pizzico di magia, favorire i rapporti umani. “ Franco era rimasto sul letto a fissare il soffitto vuoto, quel vuoto che i suoi pensieri tendevano a riempire. Pensava a trenta anni prima, quando, ancora giovane, entrò in fabbrica: allora era orgoglioso di quel posto e pieno di speranze. Finalmente avrebbe potuto sposare la sua Maria, comprarle una casa, tirare su dei figli.
Questa è una storia qualunque che si svolge in un qualunque quartiere dormitorio del nord d’Italia, in una qualunque fabbrica. E’ una storia semplice, di persone semplici con una vita difficile, di un padre ed un figlio che non hanno saputo capirsi e comprendere, perché quando la vita è difficile diventa complicato anche comunicare, trovare il tempo per fermarsi a parlare, per spiegarsi, per conoscersi. La storia di Franco ( ma potrebbe chiamarsi Gianni o Mario) è accaduta realmente e racconta di come i gatti possano, a volte anche con un pizzico di magia, favorire i rapporti umani. “ Franco era rimasto sul letto a fissare il soffitto vuoto, quel vuoto che i suoi pensieri tendevano a riempire. Pensava a trenta anni prima, quando, ancora giovane, entrò in fabbrica: allora era orgoglioso di quel posto e pieno di speranze. Finalmente avrebbe potuto sposare la sua Maria, comprarle una casa, tirare su dei figli.

Il medico aveva appena finito di medicare Franco, rimise in ordine la sua valigetta e, dopo avere detto qualcosa a Marco, se n’andò lasciando soli i due uomini. Dopo due anni, padre e figlio si trovarono di nuovo insieme, l’uno davanti all’altro. Franco, nuovamente disteso sul proprio letto, guardò il figlio. I loro sguardi comunicavano più di quello che i due riuscivano a dire. Fu Augusto, allora, a saltare sul letto ed a porsi tra loro ed a fare ad entrambi le fusa. Il figlio sorrise, guardò il padre come ormai non faceva più da anni, “Chissà, forse Augusto ci sta parlando per conto della mamma, tu che dici, papà?” Franco sorrise “Chissà, io ho sempre pensato che non ci abbia mai abbandonato”. Seguì uno sguardo intenso, poi, ancora Augusto con le sue fusa ed un miagolio d’incoraggiamento e finalmente un abbraccio atteso da troppi anni. I due tornarono a vivere insieme. Purtroppo Franco morì tre anni dopo per un cancro ai polmoni ma vide lo stesso il figlio riprendere gli studi e diventare ingegnere. Marco, oggi, è un apprezzato professionista impegnato nel controllo delle fabbriche e nello sviluppo d’imprese compatibili con l’ambiente e con l’uomo. Ed augusto? Augusto è diventato il compagno di giochi di Matteo, il figlio di Marco, e gli dona ogni giorno l’amore e l’affetto dei nonni Maria e Franco

 

Questa lettera è dedicata a mia madre ed a tutte le persone ammalate ed ai loro familiari, a chi rimane accanto a loro, a chi comprende quel sentimento profondo di affetto e dolore che è, forse, l’espressione più alta di amore.
“Ogni giorno incontro decine di persone indifferente, alcune anche infastidite da mia madre e dal suo male, certo non bello da vedere, lo posso comprendere, ma io, in quella donna fragile ed ammalata, vedo tanta tenerezza e dolcezza e non la brutalità della malattia che la distrugge lentamente, portandola via da me, dalle miei parole, dai miei gesti. La vedo ogni giorno più assente immersa in un mondo tutto suo, anche se, chissà, forse quella sua assenza, che a me mi struge tanto, potrebbe essere la sua felicità: in fondo lì non è sola, perché vive in un mondo fatto di personaggi, nuovi ed
antichi, con cui può parlare,  discutere,  capaci di comprenderla

 


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